Giornalismo, un’impresa

Il mondo dell’informazione è in continua evoluzione e con esso la comunicazione. Sempre di più tra colleghi ci domandiamo quale sia il futuro della nostra professione. Come spesso sappiamo bistrattata al ruolo di meri creatori di contenuti, o come spesso mi capita di dire, al miserrimo ruolo di scribacchini. Sono invece dell’idea che la professione giornalistica debba essere rivalutata. Il progetto de Lo_Scoprinetwork nasce con questa idea. Un team di giornalisti che ogni giorno lavorano per rendere la comunicazione, non una marchetta, bensì informazione. Perché come già all’estero stanno facendo, bisogna smetterla di pensare che esista un’informazione di serie A o di serie B. Semmai è questione di professionalità, perchè anche in ambito aziendale si può fare informazione e si può fare bene.

La pecca di noi giornalisti è continuare a mantenere quella puzza sotto il naso, tipico retaggio della vecchia scuola, che ci vede legati a stereotipi ormai poco veritieri.  Vorrei dunque soffermarmi un secondo sul tema del giornalismo imprenditoriale.
Sembra un ossimoro, qualcosa che va contro gli stessi principi su cui è basato l’ordinamento del Paese. Il nostro, ancorchè “Bel”, come vorremmo si mantenesse per sempre. Ma a cui, al BelPaese, dovremmo prestare il più possibile e in modo sollecito assistenza e sostegno per poterlo mantenere splendido e in forma e assicurarne  la longevità  per i nostri figli e nipoti.

E quale  modo migliore per farlo se non evolvere la specie, magari aprendosi alle nuove possibilità imprenditoriali che si vanno via via delineando anche per i giornalisti e che al momento non sono praticabili qui e adesso nel Bel Paese? Lo_Scoprinetwork si sviluppa proprio in quest’ottica, dando sostegno alla comunicazione delle aziende e divenendo essa stessa come realtà imprenditoriale. Un nuovo modo di approcciarsi alla comunicazione: fatta di notizie, aggiornamenti, curiosità. Proprio come se ogni realtà che lavora con noi sia a tutti gli effetti un magazine che da informazioni e approfondimenti.

Condivido quindi integralmente questa lettera, tratta da One Italia , spunto di interessanti riflessioni

Giornalisti che diventano imprenditori. Sono fondatori di startup e aziende editoriali, service, agenzie, giornali, siti web di news. In Italia non sono pochi. Ma come lavorano? Con quale modello di business e quali forme societarie? Con quali risultati e quali obiettivi?
Giornalismo, un’impresa è l’iniziativa di Ona Italia, la sezione nazionale della maggiore associazione di giornalisti online del mondo, che intende così individuare, mappare, analizzare le iniziative imprenditoriali create da giornalisti in Italia.
Lo strumento prescelto è un questionario, con scopo esclusivamente conoscitivo, che punta a viaggiare per l’Italia e raccogliere tracce di una realtà ancora poco visibile. E molto coraggiosa.
Ona Italia ha pensato ai giornalisti-imprenditori come a “coloro che organizzano i mezzi di produzione creando beni e servizi giornalistici, sostenendone i rischi economici e creando nuovo lavoro”. Ma la definizione più appropriata e definitiva la forniranno probabilmente le risposte all’indagine, già lanciata a Varese, in occasione di Glocal 16, e i cui primi esiti saranno presentati al Festival del giornalismo di Perugia.
L’iniziativa intende crescere nel tempo, raccogliendo dati e informazioni che potranno via via essere aggiornate e intende stimolare soprattutto domande, più che dare risposte: se il giornalista che sviluppa una propria idea di business debba essere più imprenditore o più professionista, o se tante imprese neonate abbiano un futuro di sostenibilità a medio-lungo termine (la devono avere per forza o possono anche avere cicli di vita più brevi, purché positivi?).

C’è chi ha colto il momento buono per lasciare una pericolante posizione in una testata, c’è chi si è reinventato dopo aver perso il posto, fisso o precario, c’è chi un posto non lo ha mai avuto e si è deciso a dare una forma nuova alla propria condizione di freelance investendo tempo, fatica e magari qualche soldo su un’idea d’impresa. C’è poi chi ha scelto di fare il giornalista imprenditore, perché ha capito che lo scenario dell’informazione e la professione stessa sono al centro di una di quelle distruzioni creatrici schumpeteriane che creano nuovi scenari e nuove possibilità.
Il popolo dei giornalisti imprenditori è sempre più ampio, ricco e diversificato, anche in Italia, dove da qualche anno al centro di un’attenzione crescente. 

Di modelli di business, nuove imprese editoriali e creatività imprenditoriale si è parlato più volte al Festival di Perugia, con panel e workshop, così come a Glocal, a Varese. Ma è a Digit15, a Prato, che l’attenzione si è concentrata proprio sul caso italiano: perché fare della professione giornalistica un’impresa è una via quasi obbligata, in molti casi, ma è pure estremamente difficile in un contesto segnato da una visione tradizionale per cui la professione giornalistica è tale soprattutto se esercitata come lavoro dipendente, nel quadro di garanzie economiche, sindacali e deontologiche fissate dal Contratto nazionale dei giornalisti , oltre che dalla legge istitutiva dell’Ordine.
Eppure sono gli stessi dati proposti dall’indagine di Lsdi sullo stato della professione giornalistica a imporre un cambio di prospettiva. La realtà è più forte di ogni resto ideologico e anche se il vecchio resta ingombrante e muore lentamente (troppo? sicuramente senza reagire in modo adeguato ai tempi), il giornalista imprenditore è tra noi.
Grazie all’attività di ricerca di colleghi come Nicola Bruno, che già nel 2012 aveva curato l’analisi del panorama italiano per Chasing Sustainability on the Net o all’eccellente lavoro sul tema di Alberto Puliafito o Andrea Tortelli (e molti altri), il dibattito sul tema esiste ed è vivo.
A questo si propone di contribuire Giornalismo, un’impresa. Domande, ancora domande. Roba da giornalisti, insomma.

Debora Pasero

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